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Le cause

Il sovrappeso e l’obesità si formano per l’interazione di fattori genetici e ambientali (vedi figura 1.2), che portano a sviluppare per lungo periodo di tempo un bilancio energetico positivo (calorie assunte maggiori di quelle consumate).

 

Fattori genetici

Il ruolo dei fattori genetici nello sviluppo dell’obesità ha assunto un ruolo sempre più importante. Mentre è stato evidenziato che un singolo o un multiplo effetto genetico è responsabile di alcune rare forme di obesità umana, sembra più probabile che il ruolo della genetica sia svolto da numerosi “geni di suscettibilità” (si calcola che siano implicati più di 300 geni) che aumentano il rischio che un individuo sviluppi l’obesità quando è esposto ad un ambiente avverso.

Alcuni studi hanno mostrato che i bambini adottivi hanno un peso più simile ai loro genitori biologici rispetto a quello dei loro genitori adottivi e che i gemelli omozigo­ti, anche se cresciuti in ambienti diversi, mostrano elevati livelli di correlazione nel peso.

Il rischio di obesità nelle famiglie dei soggetti obesi è due volte superiore rispetto alla popolazione generale.  Il rischio aumenta notevolmente con l’innalzarsi del BMI e ad un BMI > 45 kg/m2 il rischio è otto volte maggiore.

Sebbene le recenti scoperte hanno sottolineato l’importanza dei fattori genetici nel determinare la suscettibilità individuale all’obesità, non possono spiegare l’incremento della prevalenza dell’obesità che si è verificato nelle due ultime decadi. I nostri geni, infatti, non si possono essere modificati in modo così rilevante in solo vent’anni.  Il col­pevole dell’epidemia non può che essere l’ambiente che promuove comportamenti che causano l’obesità.

Fattori comportamentali

Dieta

Numerosi studi sperimentali eseguiti sugli animali e studi clinici sugli umani hanno ripetutamente mostrato che i fattori dietetici, in particolar modo la quantità di grassi e di calorie consumate, sono fortemente asso­ciati allo sviluppo del sovrappeso e dell’obesità.

I grassi dietetici apportano più calorie per grammo rispetto agli altri macronutrienti (proteine e carboidrati), hanno cioè un’elevata densità energetica. I grassi, inoltre, a differenza dei carboidrati e delle proteine, hanno una scarsa capacità di far terminare l’assunzione di cibo e di sopprimere la fame e così la loro assunzione porta con facilità a quello che gli anglosassoni chiamano “passive overconsumption” e cioè un’assunzione eccessiva di calo­rie. Si è cal­colato che l’eccesso di grassi con la dieta è depositato nel tessuto adiposo con l’efficienza di circa il 96%.

Le modalità giornaliere di assunzione di cibo: nonostante le modalità del comportamento alimentare possano rivesti­re un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’obesità si sa ancora poco sui meccanismi che legano i due fenomeni.  Sembra che i soggetti che assumono spesso piccole quantità di cibo rispetto ai soggetti che assumono grandi quantità di cibo con scarsa frequenza tendono ad iongrassare meno.

Altri resoconti sembrano indicare che il saltare la cola­zione per cercate di perdere peso può portare al consumo di cibo in eccesso nel tardo pomeriggio o alla sera (Holt e al., 1992). Recentemente si è osservato che negli obesi che cercano di perdere peso la perdita di peso era migliore in quelli che assumevano piccoli pasti rispetto a quelli che. mangiavano pochi pasti, ma abbondanti.

I disturbi dell’alimentazione, in particolar modo quelli che si caratterizzano dalla presenza di abbuffate (assunzio­ne di una grande quantità di cibo associata alla sensazione di perdere il controllo) senza l’utilizzo di condotte elimi­native, come ad esempio il vomito autoindotto, possono in alcuni casi portare allo sviluppo di sovrappeso ed obesità.  Infine, alcune persone mangiano poco o nulla durante il giorno e tendono a mangiare in eccesso in tarda serata o durante la notte. Questo disturbo, che è stato definito Night Eating Syndrome (NES) è associato ad obesità, spesso di grado elevato.

Attività Fisica

L’attività fisica è la componente più variabile del bilancio energetico, rappresentando il 20-50% del dispen­dio energetico totale. Nei paesi sviluppati l’aumentata pre­valenza dell’obesità va in parallelo con la diminuzione dei livelli di attività fisica e l’aumento dei comportamenti sedentari. Comunque, è difficile sapere se gli individui obesi sono meno attivi perché pesano molto o se i bassi livelli di attività fisica causano l’obesità.

La quantità totale di energia consumata durante l’atti­vità fisica dipende dalle caratteristiche dell’esercizio (modalità, intensità, durata e frequenza) e quelle dell’in­dividuo (grado di fitness, taglia corporea).

L’esercizio fisico abituale può influenzare altre compo­nenti del dispendio energetico, come ad esempio il consu­mo energetico a riposo (RMR). Uno dei più importanti adattamenti che si verificano in seguito ad un’attività fisica regolare è l’aumentata capacità di utilizzare i grassi, rispet­to ai carboidrati, durante livelli moderati di esercizio. Le persone molto allenate consumano più grassi ad equiva­lenti livelli di dispendio energetico rispetto a quelle non allenate.

Influenze socio-culturali

Un’osservazione comune è l’aumento di obesità in indivi­dui che emigrano in società occidentali rispetto a quelli, con lo stesso patrimonio genetico che rimangono nel loro paese d’origine.  Ad esempio, gli indiani Pima che vivono negli USA in media sono 25 kg più pesanti di quelli resi­denti in Messico.

Un dato costante che si osserva è l’incremento progres­sivo del peso corporeo con l’età, fino a 50 – 60 anni, sia negli uomini sia nelle donne. L’età in cui sembra verificar­si maggiormente questo fenomeno è soprattutto quella compresa tra i 20 e i 40 anni. Tra i fattori sociali che possono aver contribuito allo sviluppo dell’epidemia globale dell’obesità ricordiamo:

  • Modernizzazione e globalizzazione: il processo di modernizzazione e di transizione economica osservato nella maggior parte delle nazioni del mondo ha portato ad una progressiva industrializzazione e ad un’economia basata sul commercio all’interno di un mercato globale. Questo ha determinato notevoli miglioramenti nello stan­dard di vita, ma anche delle conseguenze negative sullo stile dì vita, in modo particolare sul modo di alimentarsi e sui livelli di attività fisica, che hanno favorito il propagarsi dell’obesità. L’industria del cibo ha modificato la qualità degli ali­menti abitualmente consumati; la stagionalità del cibo è stata superata e la disponibilità alimentare supera di gran lunga il fabbisogno. Accanto ad una modificazione dello stile e della qualità dell’alimentazione, il trasporto motorizzato, gli elettrodomestici e i macchinari per il lavoro hanno costretto i citta­dini ad una vita sedentaria sia sul lavoro sia nel tempo libero, che è riempito da attività come quella di guardare la televisione.
  • La modificazione dell’occupazione nei paesi industria­lizzati sempre più donne entrano nel mercato di lavoro o ritornano ad un lavoro pochi anni dopo avere avuto dei figli, pur mantenendo la responsabilità della condizione della famiglia. Il lavoro femminile ha determinato inevitabilmente una modificazione della qualità del cibo consumato nelle famiglie ed ha contribuito a sviluppare una domanda sempre maggiore di cibi di rapida preparazione oppure precotti, in genere ricchi di grassi.
  • Le influenze culturali: i fattori culturali sono sicura­mente i maggiori determinati della scelta dei cibi. Questi fattori includono la pressione dei pari, le convenzioni sociali, le pratiche religiose, il valore attribuito ai diversi cibi, l’influenza dei familiari e lo stile di vita personale. Tali fattori si osservano in modo evidente nei bambini che aderiscono facilmente alla pressione dei coetanei a scegliere cibi ricchi di grassi e negli adulti quando consumano pasti simili durante i pranzi o le cene di lavoro.
  • I media e la pubblicità: la televisione gioca un ruolo fondamentale nell’influenzare le scelte alimentari dei cittadini, in particolare dei bambini e spesso i messaggi che promuove non sono educativi.
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RiabNut

1 anno 6 giorni fa

Come tenere i figli adolescenti lontani da obesità, anoressia e bulimia? Seguendo i cinque consigli forniti dall’American Academy of Pediatrics.

1) Non incoraggiare le diete drastiche perché sono all’origine dei disturbi alimentari. Secondo le ultime stime dell’AAP, infatti, i ragazzi che seguono regimi alimentari restrittivi sono 18 volte più esposti ai rischi, rispetto a chi non li segue, di incappare nell’anoressia.

2) Cercare di pranzare e cenare sempre insieme ai figli. In questo modo, li si abitua a comportamenti alimentari corretti. Che prevedono, tra le altre cose, l’assunzione regolare di porzioni di frutta e verdura.

3) Non insistere con i consigli sul peso perché vengono percepiti negativamente dai ragazzi. Spingendoli a mangiare male per l’ansia, la vergogna o per dispetto.

4) Non scherzare, né offendere sui chili di troppo o sull’eccessiva magrezza. Ed evitare che anche amici e conoscenti lo facciano. Perché, come dimostrato dall’AAP, causa una ferita che spinge all’assunzione di comportamenti alimentari sbagliati anche in età adulta.

5) Promuovere tra i figli l’importanza dello sport e della sana alimentazione senza mettere loro pressioni. È stato dimostrato che in questo modo i teenager sono meno ansiosi, hanno una percezione meno distorta del loro corpo e ne sono più soddisfatti rispetto ai figli di chi insiste con dieta e privazioni.