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B.E.D.

Disturbo da alimentazione incontrollata (B.E.D.)

 

La definizione del disturbo da alimentazione incontrollata è recente e tuttora controversa in quanto questo disturbo si sovrappone e viene facilmente confuso con la bulimia nervosa. La presenza accertata di rilevanti differenze cliniche tra i due disturbi rende però necessario adattare i trattamenti applicati nella bulimia nervosa alle problematiche specifiche dei pazienti affetti da disturbo da alimentazione incontrollata.
Il disturbo da alimentazione incontrollata sembra colpire più le donne che gli uomini, ma, a differenza della bulimia, in egual misura sia i bianchi che i neri americani. La prevalenza negli individui obesi della collettività è del 5-8%, mentre nell’intera collettività diminuisce al 2-3%.
Il comportamento dei soggetti con BED si distingue per la presenza di abbuffate le cui caratteristiche sono:
1. Mangiare in un periodo circoscritto di tempo una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso arco di tempo e nelle stesse circostanze;
2. Sensazione di perdita di controllo nell’atto di mangiare.
Le abbuffate devono verificarsi almeno due giorni alla settimana per tre mesi. Il disturbo differisce dalla bulimia nervosa in quanto i mezzi di compenso (vomiti autoindotto, uso di lassativi e diuretici, digiuno o eccessivo esercizio fisico) pur potendo essere occasionalmente riscontrati non sono utilizzati sistematicamente per controbilanciare le abbuffate.
Esiste inoltre un’incapacità generale di regolare l’alimentazione anche al di fuori delle abbuffate, un consumo di cibo maggiore durante i pasti e una durata maggiore dei pasti rispetto a persone dello stesso peso ma senza il disturbo.
A differenza i della bulimia non sono presenti elevati livelli di restrizione alimentare e inoltre i pazienti affetti da BED non attribuiscono un’eccessiva importanza alla magrezza nella valutazione di sé stessi, ma riportano notevole insoddisfazione e disprezzo nei confronti del proprio corpo.

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RiabNut

1 anno 1 mese fa

Come tenere i figli adolescenti lontani da obesità, anoressia e bulimia? Seguendo i cinque consigli forniti dall’American Academy of Pediatrics.

1) Non incoraggiare le diete drastiche perché sono all’origine dei disturbi alimentari. Secondo le ultime stime dell’AAP, infatti, i ragazzi che seguono regimi alimentari restrittivi sono 18 volte più esposti ai rischi, rispetto a chi non li segue, di incappare nell’anoressia.

2) Cercare di pranzare e cenare sempre insieme ai figli. In questo modo, li si abitua a comportamenti alimentari corretti. Che prevedono, tra le altre cose, l’assunzione regolare di porzioni di frutta e verdura.

3) Non insistere con i consigli sul peso perché vengono percepiti negativamente dai ragazzi. Spingendoli a mangiare male per l’ansia, la vergogna o per dispetto.

4) Non scherzare, né offendere sui chili di troppo o sull’eccessiva magrezza. Ed evitare che anche amici e conoscenti lo facciano. Perché, come dimostrato dall’AAP, causa una ferita che spinge all’assunzione di comportamenti alimentari sbagliati anche in età adulta.

5) Promuovere tra i figli l’importanza dello sport e della sana alimentazione senza mettere loro pressioni. È stato dimostrato che in questo modo i teenager sono meno ansiosi, hanno una percezione meno distorta del loro corpo e ne sono più soddisfatti rispetto ai figli di chi insiste con dieta e privazioni.