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Cure residenziali

PERCHÉ IL RICOVERO

Idealmente la terapia dei Disturbi dell’Alimentazione andrebbe condotta a livello ambulatoriale, ma questa condizione non è sempre possibile ed è indicata per le persone che rispondono alla seguente serie di requisiti:

  • perdita di peso corporeo non severa,
  • breve durata della malattia,
  • assenza di serie complicazioni mediche,
  • motivazione al cambiamento,
  • inserimento in un ambiente familiare ben funzionante.

Tuttavia, anche se non sussistono queste situazioni favorevoli, si può tentare un periodo di trattamento ambulatoriale che attualmente può essere anche “intensivo” (frequenza 4 giorni su 7 dell’ambulatorio, dove vengono consumati anche i pasti con assistenza della dietista).

Se dopo 6-8 settimane non si osservano miglioramenti significativi  (aumento di peso di almeno 1\2 kg a settimana , per i pazienti sottopeso, e diminuzione di almeno 2\3 della restante sintomatologia: iperattività, abbuffate, vomito, ecc.) oppure si verifica  deterioramento delle condizioni cliniche, si raccomanda un ricovero. Infatti prolungare troppo la terapia ambulatoriale, senza ottenere miglioramenti,  non fa che peggiorare la situazione e favorire la cronicizzazione del disturbo.

Le indicazioni che la nostra équipe adotta per il ricovero delle pazienti affette da un Disturbo dell’Alimentazione sono comunque  le seguenti:

1. Fallimento di trattamenti meno intensivi disponibili nella comunità (es. terapia ambulatoriale, terapia ambulatoriale intensiva, day-hospital)

2. Perdita di peso severa o complicazioni mediche non gestibili a livello ambulatoriale e disponibilità del paziente a sperimentare un trattamento orientato alla guarigione.

È evidente che il ricovero ospedaliero, seppure necessario, può rappresentare un momento di ansia, preoccupazione e confusione: per questo cercheremo di offrire un ambiente terapeutico confortevole ed utile alla guarigione.

Obiettivi del trattamento

Il trattamento si pone come obiettivo quello di sviluppare una valutazione di sé meno dipendente dal peso, dalle forme corporee e dal controllo dell’alimentazione interrompendo ed eliminando i fattori di mantenimento specifici dei disturbi dell’alimentazione e i fattori di mantenimento aggiuntivi eventualmente presenti.

Caratteristiche distintive del programma

Il programma terapeutico ha le seguenti caratteristiche distintive:

  1. Si basa sulla teoria cognitivo comportamentale (una delle teorie più accreditate della ricerca scientifica effettuate nel campo dei disturbi dell’alimentazione).
  2. È transdiagnostico, essendo stato studiato e strutturato per essere applicato con minime modifiche a tutti i disturbi dell’alimentazione (anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell’alimentazione atipici).
  3. È individualizzato per ogni paziente sulla base della formulazione personalizzata effettuata all’entrata (formulazione personalizzata iniziale) e dopo quattro settimane (formulazione personalizzata allargata).
  4. Può essere somministrato in una forma focalizzata (terapia cognitivo comportamentale focalizzata o CBT-F) o in una forma allargata (CBT-A) in cui sono aggiunti uno o più moduli, per affrontare alcuni fattori di mantenimento aggiuntivi presenti solo in un sottogruppo di persone affette da disturbi dell’alimentazione.
  5. Segue le indicazioni riportate sul manuale Terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione durante il ricovero (Dalle Grave, 2003) che  ogni paziente potrà procurarsi all’entrata in Casa di Cura.
  6. È somministrato da un’équipe multidiciplinare, non eclettica, che aderisce alla medesima teoria, adotta le stesse tecniche di intervento e il medesimo linguaggio con il paziente.

Trattamento come esperimento di cambiamento

Il programma aderisce a un modello sperimentale, in cui ogni passo è attentamente pianificato e la decisione di procedere al passo successivo è valutata con estrema accortezza. Il trattamento può essere considerato come una specie di esperimento per valutare se la cura è in grado di fornire soluzioni più efficaci e soddisfacenti rispetto a quelle raggiunte con il disturbo dell’alimentazione. Se non si sarà soddisfatti di quanto raggiunto con la terapia, si potranno sempre utilizzare nuovamente la dieta e gli altri mezzi di controllo non salutari del peso per far fronte ai propri problemi.

Relazione terapeutica ed impegno richiesto

Numerose ricerche hanno evidenziato che uno dei fattori più importanti per il buon esito della terapia è lo sviluppo di una relazione terapeutica di fiducia tra équipe curante e paziente. Il programma da molta importanza a questo aspetto e fin dall’inizio cerca di sviluppare con il paziente un rapporto empatico di collaborazione e rispetto.

Il trattamento richiede, inoltre, che il paziente cerchi di mettere il massimo impegno nel processo terapeutico e metta la terapia al primo posto tra gli interessi della sua vita.

L’ÉQUIPE

Il nostro programma prevede la multidisciplinarietà, cioè la collaborazione di più figure professionali che cercano di affrontare i molteplici aspetti del problema collaborando ed integrandosi fra loro.

Il nostro gruppo è composto da:

– medici

– dietisti

– psicologi psicoterapeuti

– infermieri professionali

– fisioterapisti

– educatrice di attività motoria

– terapisti occupazionali

Essenziale è anche la collaborazione del personale ausiliario e dei Cuochi di reparto che si occupano sia dell’approvvigionamento che della preparazione della “Terapia Alimentare”

Attorno al nucleo di figure professionali più strettamente coinvolte nel programma riabilitativo ne ruotano altre, con le quali potrete venire a contatto quotidianamente: medici di altri reparti, impiegati, addetti alla manutenzione, ecc.

Terapeuti di riferimento

All’entrata si è assegnati ad un medico, ad uno psicologo e ad un dietista, che saranno i terapeuti di riferimento per tutta la durata del programma. Durante il ricovero non è possibile cambiare terapeuta o chiedere aiuto a terapeuti diversi da quelli di riferimento. Nei giorni di assenza del terapeuta di riferimento viene assegnato un terapeuta sostituto.

Struttura generale del trattamento

Il programma ha una durata di 20 settimane (13 di ricovero e 7 di day-hospital) e può essere somministrato nella forma focalizzata (CBT-F) o in quella allargata (CBT-A).

La CBT-F ha lo scopo di interrompere i fattori di mantenimento specifici dei disturbi dell’alimentazione ed è affrontata da tutti i pazienti ricoverati.

La CBT-A è riservata ai pazienti che hanno uno o più fattori dei mantenimento aggiuntivi. La CBT-A include uno o più moduli che sono aggiunti alla CBT-F sulla base della formulazione personalizzata allargata effettuata dopo quattro settimane di ricovero.

N.B. I pazienti che effettuano il programma solo in day-hospital ( ricovero solo diurno) seguono il medesimo programma di quelli ricoverati, ma la durata del trattamento è di 17 settimane.

CBT-F (AFFRONTATA DA TUTTI I PAZIENTI)

Accoglienza

All’arrivo in clinica ogni paziente è accolto dal dietista che illustra l’organizzazione del programma e le regole generali del reparto.

Contratto terapeutico

Il contratto terapeutico va firmato da ogni paziente entro due giorni dall’entrata in clinica. L’obiettivo del contratto è di favorire la responsabilizzazione e l’impegno nel rispettare le regole di reparto e nell’applicare le strategie e le tecniche proposte dall’équipe.

Valutazione diagnostica

All’entrata è effettuata un’accurata valutazione diagnostica che include le seguenti procedure:

• Visita medica e anamnesi.

• Anamnesi alimentare.

• Esami bioumorali e strumentali per valutare le complicanze mediche dei disturbi dell’alimentazione di routine.

• Valutazione del peso e dell’altezza per il calcolo dell’Indice di Massa Corporea (BMI).

• Intervista “Eating Disorder Examination (EDE.12.0D)” per effettuare la diagnosi del disturbo dell’alimentazione.

• Questionari per valutare la sintomatologia specifica dei disturbi dell’alimentazione e la sintomatologia psichiatrica eventualmente associata.

La valutazione diagnostica permette di evidenziare eventuali “segni d’allerta” che dovranno essere monitorati attentamente durante il ricovero. Se sono presenti uno o più segni d’allerta non sono concessi permessi d’uscita ed è effettuata una supervisione medica intensiva fino alla risoluzione del problema.

I test psicodiagnostici sono eseguiti anche una settimana prima della dimissione per valutare i miglioramenti ottenuti con il trattamento.

Controllo peso, comportamenti disfunzionali e parametri clinici

Per tutta la durata del trattamento l’infermiera di reparto una volta la settimana (due volte nei pazienti sottopeso durante il primo mese) misura il peso, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca.

Con i dati del peso viene generato il grafico del BMI (Indice di Massa Corporea), il cui andamento è discusso durante la tavola rotonda. I pazienti, inoltre, il giorno precedente la Tavola Rotonda, compilano la Scheda di monitoraggio dei fattori di mantenimento standard, dove riportano i risultati del Questionario di Verifica Settimanale (QVS-DA).

L’andamento del grafico del BMI e i dati della Scheda di Monitoraggio guidano  le prescrizioni terapeutiche ( calorie da assumere durante la settimana, esposizioni da sperimentare dentro o fuori della Casa di cura, ecc..)

Formulazione iniziale personalizzata

Ogni paziente disegna la formulazione iniziale personalizzata con l’aiuto del medico di riferimento ed ha lo scopo di far comprendere i principali fattori di mantenimento specifici che dovranno essere affrontati durante le prime quattro settimane di trattamento. Si chiama formulazione iniziale perché è effettuata sulla base delle informazioni iniziali raccolte nei primi giorni di ricovero.

La formulazione personalizzata iniziale è conservata dalla paziente  (una copia rimane in cartella clinica) e ad essa si fa sempre riferimento durante le varie attività eseguite nelle prime quattro settimane di ricovero (tavola rotonda, incontri con lo psicologo e con il dietista, gruppo di gestione dei sintomi).

Soglia minima di BMI

Per ogni paziente all’entrata è stabilita dall’èquipe la soglia minima di BMI (peso in kg/altezza in m al quadrato). In genere se all’inizio del programma si ha un BMI inferiore a 20 kg/m2 l’obiettivo è quello di arrivare alla soglia minima di BMI di 20 kg/m2; questo è il livello ponderale che si associa nella maggior parte dei casi al ripristino delle mestruazioni e all’eliminazione totale dei sintomi della sindrome da digiuno.

Una volta arrivati alla soglia minima si riducono le calorie della “Terapia Alimentare”, seguendo le indicazioni dei terapeuti, per stabilizzarsi al livello di BMI che si può mantenere adottando un’alimentazione non restrittiva e senza utilizzare altri comportamenti non salutari di controllo del peso.

Nel caso all’entrata il BMI sia superiore a 20 kg/m2 la soglia minima di BMI viene valutata caso per caso.

Esposizione al cibo

Esposizione al cibo con assistenza

La prima fase del trattamento prevede di consumare quattro pasti al giorno in un’apposita sala con altri pazienti ricoverati e con l’assistenza del dietista che insegna apposite strategie e tecniche cognitivo comportamentali (mangiare meccanicamente, usare le tecniche del decentramento e del distanziamento dei comportamenti dai pensieri) per riuscire ad affrontare il cibo senza essere sopraffatti dall’ansia e dalle preoccupazioni nei confronti dell’alimentazione. Dopo ogni pasto non è possibile andare in bagno per un’ora ed è effettuato il gruppo delle attività alternative per imparare a non mettere in atto eventuali comportamenti di compenso.

Durante le sedute di esposizione al cibo il dietista insegna anche delle tecniche per eliminare i comportamenti di controllo dell’alimentazione (“food checking”) come ad esempio mangiare lentamente, tagliare il cibo in piccoli pezzi, scolare l’olio.

Tali comportamenti, infatti, se non interrotti contribuiscono a mantenere il disturbo e ad ostacolare la guarigione.

Esposizione al cibo senza assistenza

Dalla settimana 11, se si è raggiunto un BMI >18,5 kg/m2 e non si adottano più comportamenti di controllo dell’alimentazione a tavola (“food checking”), si passa all’esposizione al cibo senza assistenza che prevede le seguenti procedure: (1) consumare i pasti senza l’assistenza del dietista; (2) pianificare in anticipo quando, che cosa e quanto mangiare usando il diario della pianificazione; (3) partecipare a tre gruppi settimanali con le dietiste (4) fare esercizi specifici di esposizione a situazioni ad alto rischio (mangiare al ristorante o in pizzeria, con i genitori o gli amici); (5) gestire autonomamente le attività alternative (non è più obbligatorio dopo i pasti rimanere nella sala delle attività alternative).

Esposizione al cibo fuori dalla Casa di Cura

Dalla settimana 6 cominciano le esposizioni al cibo fuori dalla Casa di Cura nel week end; dalla settimana 18 si inizia gradualmente a consumare i pasti fuori dalla Casa di Cura durante tutta la settimana: colazione e merenda (settimana 16 e 17), colazione, pranzo e merenda (settimana 18), tutti i pasti (settimana 20).

Incontri del dietista con i familiari

Il primo incontro è effettuato tra le settimane 6-9 per preparare il consumo della merenda al di fuori della Casa di Cura; il secondo incontro nell’ultima settimana di ricovero per accordarsi su come organizzare la gestione dei pasti a casa. In queste sedute il dietista spiega ai genitori che cos’è l’alimentazione meccanica e la pianificazione dei pasti.

Tavola rotonda

La tavola rotonda si svolge al mattino, una volta la settimana, attorno ad un tavolo in un’apposita sala. Alla tavola rotonda, oltre al paziente, partecipano il medico di riferimento, il dietista di riferimento, lo psicologo di riferimento e l’infermiera professionale. Al centro della tavola è posta la formulazione personalizzata (iniziale o allargata), inoltre sul  computer è possibile analizzare l’andamento del BMI e della sintomatologia specifica. Mediante questi  strumenti i componenti della tavola  valutano i progressi effettuati e i problemi incontrati nel cercare d’interrompere i fattori di mantenimento evidenziati. Altre procedure adottate  durante la tavola rotonda sono :

–       Valutazione dell’andamento del grafico del BMI.

–       Valutazione della riduzione e/o persistenza dei fattori di mantenimento.

–       Suggerimenti di tecniche per interrompere i fattori di mantenimento.

–       Valutazione delle condizione fisiche e degli esami effettuati.

–       Prescrizione di esami o farmaci (se necessario).

–       Modificazione del menù (sulla base dell’andamento del peso settimanale).

–       Pianificazione e revisione del lavoro effettuato durante la settimana.

–       Valutazione delle richieste e concessione dei permessi d’uscita per le esposizioni.

Incontri individuali con il medico

Il paziente può chiedere incontro individuali con il medico di riferimento per discutere i vari problemi che incontra. Anche il medico può chiedere degli incontri individuali con il paziente se lo ritiene opportuno.

Formulazione allargata personalizzata

Nelle prime quattro settimane di ricovero sono effettuati almeno quattro incontri individuali con lo psicologo di riferimento per sviluppare la formulazione allargata personalizzata in cui sono inclusi, oltre ai fattori di mantenimento specifici dei disturbi dell’alimentazione eventuali fattori di mantenimento aggiuntivi (es. perfezionismo clinico, bassa autostima nucleare, intolleranza alle emozioni, problemi interpersonali). Lo sviluppo della formulazione allargata personalizzata è un passo fondamentale per indirizzare gli interventi terapeutici da eseguire dopo la quarta settimana di trattamento (continuare con la CBT-F o aggiungere uno o più moduli della CBT-A).

FATTORI DI MANTENIMENTO AGGIUNTIVI

In certi pazienti (non in tutti) si osservano uno o più processi di mantenimento aggiuntivi che interagiscono con la psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione (lo schema di autovalutazione disfunzionale) nel mantenere il disturbo dell’alimentazione ed ostacolare la guarigione. I principali sono: perfezionismo clinico, bassa autostima nucleare, intolleranza alle emozioni e problemi interpersonali: ciascuno di questi viene affrontato, se necessario, in un modulo specifico.

Diario emotivo e incontri individuali con lo psicologo di riferimento

Una volta la settimana viene rivisto con lo psicologo di riferimento uno strumento chiamato diario emotivo composto delle seguenti colonne: situazioni, emozioni, sensazioni corporee, comportamenti e pensieri disfunzionali e strategie per superare le crisi. Lo psicologo di riferimento fornisce supporto e competenze per utilizzare al meglio questo strumento la cui compilazione è essenziale per riuscire a superare il disturbo dell’alimentazione.

Gruppi psicoeducazionali

Per tutta la durata del trattamento sono previsti due gruppi psicoeducazionali (uno di questi con il Dr. Di Flaviano) la settimana che consistono di lezioni della durata di 60 minuti, accompagnate da vario materiale didattico (diapositive, lucidi, dispense) che forniscono le informazioni più aggiornate sui disturbi dell’alimentazione. Il materiale degli argomenti educativi è ricavato da questo manuale, dal libro “Alle mie pazienti dico…” (Dalle Grave, Positive Press: Verona, 2002), dal libro “Terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione durante il ricovero” (Dalle Grave, Positive Press: Verona, 2003) e dalla letteratura scientifica aggiornata sui disturbi dell’alimentazione.

 

Gruppi di gestione dei sintomi

I gruppi di gestione dei sintomi sono tenuti una volta la settimana dal medico di riferimento nelle prime quattro settimane di ricovero. In questi gruppi sono fornite tutte le informazioni necessarie per sviluppare le abilità per eliminare i principali sintomi dei disturbi dell’alimentazione (es. restrizione alimentare, abbuffate, eccessiva attività fisica, comportamenti eliminativi) che contribuiscono a mantenere un’eccessiva preoccupazione per il peso, le forme corporee e il controllo dell’alimentazione.

Gruppi di modificazione dello schema di autovalutazione

Dopo quattro settimane tutti i pazienti iniziano un gruppo settimanale, tenuto dal medico di riferimento, finalizzato a sviluppare uno schema di autovalutazione più funzionale e non dipendente esclusivamente o in modo predominante sul controllo esercitato su alimentazione, peso e forme corporeo. In questi gruppi i pazienti, oltre a ricevere informazioni dettagliate sullo schema di autovalutazione disfunzionale, si applicano innovative tecniche per affrontare alcuni comportamenti disfunzionali (es. body checking ed evitamenti dell’esposizione del corpo), per gestire la sensazione di essere grassi e per modificare specifiche distorsioni cognitive che ostacolano una valutazione di sé più funzionale.

PREPARAZIONE DEL RITORNO A CASA

Day-hospital residenziale

Dopo 13 settimane di ricovero sono previste 7 settimane di day-hospital residenziale.

In questa fase del trattamento i pazienti dormono in una stanza o appartamento fuori dalla casa di cura mentre continuano ad effettuare in casa di cura le terapie iniziate durante il ricovero. Nel caso che il paziente sia  minorenne un genitore o un altro adulto deve viverci assieme nella residenza scelta per il day-hospital.

La fase del day-hospital residenziale è stata inserita nel programma per consentire un passaggio graduale alla terapia ambulatoriale e ridurre il tasso di ricaduta. Durante il day-hospital sono consumati sempre più pasti al di fuori dalla clinica e si trascorrono alcuni fine settimana a casa.

Formulazione dei fattori di mantenimento residui

Una settimana prima della dimissione la  paziente, insieme ai terapeuti di riferimento durante la tavola rotonda, compila la “formulazione personalizzata dei fattori di mantenimento residui”, che include i fattori di mantenimento specifici e\o aggiuntivi ancora presenti alla fine del trattamento e che dovranno essere affrontati nella terapia ambulatoriale.

Piano di mantenimento

Nell’ultima settimana di ricovero il paziente deve preparare un piano di mantenimento dettagliato per evitare la ricaduta. Il piano deve includere:

  • dove abitare;
  • che scuola frequentare (o che lavoro fare);
  • che tipo di terapia post ricovero effettuare;
  • come affrontare l’alimentazione, il controllo del peso e le eventuali crisi a casa.

ALCUNE NOTIZIE PRATICHE

 

Visite

Le visite dei familiari ed amici durante la settimana sono consentite dalle 19,30 alle 21,30; nel fine settimana le visite sono consentite anche dalle 14.00 alle 14,45.

La famiglia, per avere notizie sull’andamento del trattamento, può telefonare al medico di riferimento in orari concordati.

Soldi per le piccole spese

Per le piccole spese settimanali (giornali, ecc.), i genitori possono lasciare un deposito presso l’ufficio cassa della Casa di Cura o di inviare un vaglia postale indirizzato alla figlia.

I soldi possono essere ritirati presso l’ufficio cassa  da lunedì al venerdì dalle 7 alle 20 e il Sabato dalle 7 alle 19.

E’ consigliabile che le pazienti non tengano in camera soldi o oggetti di valore incustoditi. Dell’eventuale ammanco il Responsabile di Reparto e l’Amministrazione della Casa di Cura declinano ogni responsabilità.

Attività ricreative e scuola

Il reparto dispone di una sala per le attività ricreative (TV, videoregistratore, giochi di società, piccoli lavori, studio,). In casi particolari è possibile mantenere un contatto con i professori e il preside della scuola d’origine: dalla nona settimane, se le condizioni mediche lo consentono, è possibile usufruire di permessi per recarsi a parlare con i propri insegnati e per avere i compiti o per sostenere esami o interrogazioni. Tali permessi saranno concessi solo se non interferiscono con lo svolgersi del programma terapeutico che rimane prioritario.

Durante il ricovero, nel caso siano rilasciati permessi, la paziente deve fare rientro in Casa di Cura entro l’orario pattuito e comunque non oltre le 22, se il rientro avviene dopo questo orario la paziente viene automaticamente dimessa.

Farmaci

I farmaci sono usati con molta parsimonia nel nostro programma. È possibile che, nelle prime fasi di trattamento, siano prescritte vitamine o sali minerali. Possono essere assunte solo le medicine prescritte dal medico e somministrate dall’infermiera.

Non è permesso assumere lassativi o diuretici né consumare alcol, né tenerli in camera. Gli orari di somministrazione delle medicine sono comunicati dall’infermiera Capo Sala e i pazienti, se le condizioni cliniche lo consentono, devono recarsi in infermeria per ricevere la terapia farmacologica.

Vestiti e cambi di biancheria

Il Reparto è un  Centro Riabilitativo, per cui si consiglia di portare con sé un abbigliamento sportivo e casual,  possibilmente una o più tute con scarpe da ginnastica. Durante il giorno si consiglia di non rimanere vestiti con il pigiama o la camicia da notte.

Nella stagione invernale, poiché fa abbastanza freddo, è necessario portare indumenti pesanti (cappotti, giacche a vento, ecc.).

Per il ricambio dei vestiti ci sono delle lavanderie nei centri abitati vicini. Periodicamente si può fare una lista di cose che servono da casa (es. vestiti, libri, ed altro materiale, ma non cibo) che va consegnata alla dietista di riferimento che informerà i vostri familiari. Il materiale richiesto potrà essere pertanto portato dai parenti o inviato tramite pacco postale.

Pasti e permessi di uscita

L’orario dei pasti è il seguente:

• 08.00-08.15 colazione

• 12.00-12.45 pranzo

• 16.00-16.15 merenda

• 18.30-19.15 cena

Il reparto non è una struttura chiusa: quando le condizioni fisiche lo permettono (assenza di “segni d’allarme” e/o significativa riduzione della sintomatologia specifica), è possibile ottenere dei permessi di uscita, in orari che non coincidano con quelli dei pasti e delle varie terapie.

Le richieste di uscita vanno presentate settimanalmente durante la tavola rotonda ,di volta in volta, l’équipe deciderà sull’opportunità o meno di concedere i permessi .

Il permesso di uscita ha lo scopo di mettere in atto delle esposizioni per verificare il grado di abilità raggiunto nella riduzione dei fattori di mantenimento del disturbo dell’alimentazione.

Modalità di ammissione

Il ricovero e il day-hospital (seminternato)  sono completamente convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale. Per essere ammessi è, perciò, necessaria l’impegnativa di ricovero del medico curante che la paziente deve portare con sé al momento del ricovero insieme a un documento di riconoscimento e al tesserino del SSN.

In mancanza di questa documentazione il ricovero sarà rifiutato.

Per iniziare il programma e’ necessario essere motivati a cambiare

Alcuni studiosi hanno osservato che la motivazione al cambiamento non è un processo tutto o nulla, ma passa attraverso fasi successive che si possono così riassumere: (1) precontemplazione (cioè nessuna intenzione di cambiare; (2) contemplazione (consapevolezza del problema ma non intenzione di cambiare); (3) preparazione (intenzione di fare qualcosa, ma non aver iniziato una cura nell’anno precedente); (4) azione (lavoro attivo per superare il problema); (5) mantenimento.

Molte persone affette da disturbi dell’alimentazione  si trovano nelle fasi di precontemplazione o contemplazione, alcune in quella di preparazione, ma la presentazione degli obiettivi della terapia le può riportare in premeditazione; poche si trovano nella fase di azione, anche loro, comunque, sono molto vulnerabili ad un decadimento della motivazione non appena il peso corporeo inizia ad aumentare.

Condizione essenziale per effettuare il programma è che si sia raggiunto un adeguato livello di motivazione (fase della preparazione e dell’azione), e che si sia disponibile a impegnasi in ogni fase del processo terapeutico. Se queste due condizioni non sono presenti è meglio dedicare alcuni incontri da effettuarsi prima del ricovero con una psicologa in ambulatorio, per analizzare il livello di motivazione, i vantaggi e gli svantaggi del mantenimento del disturbo e del cambiamento.

Qualora dall’inserimento in lista al momento del ricovero sia trascorso un periodo di tempo superiore a due mesi è sempre necessario effettuare un colloquio di rivalutazione con il Responsabile di Reparto che si deve prenotare subito dopo aver avuto comunicazione della data di ricovero, da parte della segreteria  della casa di cura.

Risultati ottenuti dal programma

Il programma di  è stato applicato dall’aprile del 1999 all’ottobre del 2003 su più di 260 pazienti affette dalle forme più gravi di Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa. Nel 75% dei casi il trattamento si è dimostrato in grado di normalizzare il peso corporeo, di eliminare i fattori di mantenimento specifici (dieta ferrea e altri comportamenti di controllo del peso e delle forme corporee, comportamenti di controllo dell’alimentazione, evitamenti e sensazione di sentirsi grassa, abbuffate e le condotte eliminatorie come il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi o diuretici, l’eccessiva attività fisica) e di migliorare i principali sintomi psicologici associati ai Disturbi dell’Alimentazione .

I fattori chiave, che nella nostra esperienza si sono dimostrati essenziali per il successo del programma, sono la motivazione al cambiamento, lo sviluppo di una relazione di fiducia con i membri dell’équipe.

 

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Come tenere i figli adolescenti lontani da obesità, anoressia e bulimia? Seguendo i cinque consigli forniti dall’American Academy of Pediatrics.

1) Non incoraggiare le diete drastiche perché sono all’origine dei disturbi alimentari. Secondo le ultime stime dell’AAP, infatti, i ragazzi che seguono regimi alimentari restrittivi sono 18 volte più esposti ai rischi, rispetto a chi non li segue, di incappare nell’anoressia.

2) Cercare di pranzare e cenare sempre insieme ai figli. In questo modo, li si abitua a comportamenti alimentari corretti. Che prevedono, tra le altre cose, l’assunzione regolare di porzioni di frutta e verdura.

3) Non insistere con i consigli sul peso perché vengono percepiti negativamente dai ragazzi. Spingendoli a mangiare male per l’ansia, la vergogna o per dispetto.

4) Non scherzare, né offendere sui chili di troppo o sull’eccessiva magrezza. Ed evitare che anche amici e conoscenti lo facciano. Perché, come dimostrato dall’AAP, causa una ferita che spinge all’assunzione di comportamenti alimentari sbagliati anche in età adulta.

5) Promuovere tra i figli l’importanza dello sport e della sana alimentazione senza mettere loro pressioni. È stato dimostrato che in questo modo i teenager sono meno ansiosi, hanno una percezione meno distorta del loro corpo e ne sono più soddisfatti rispetto ai figli di chi insiste con dieta e privazioni.