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Le cause

I dati derivati dalla ricerca sui fattori di rischio indicano che i disturbi dell’alimentazione derivino da una predisposizione genetica e da fattori di rischio ambientali.

La predisposizione genetica è suggerita dall’osservazione che i disturbi dell’alimentazione e certi tratti di personalità “ricorrono nelle famiglie” e che sono più prevalenti nei gemelli monozigoti rispetto a quelli eterozigoti. La predisposizione genetica è anche supportata da alcuni studi preliminari di genetica molecolare.

Il ruolo dei fattori di rischio ambientali deriva da numerose ricerche eseguite negli ultimi anni. I vari fattori di rischio ambientali osservati sembrano variare in natura e in specificità. Alcuni sono esperienze avverse occorse prima dell’insorgenza del disturbo dell’alimentazione e osservabili anche in altri disturbi mentali (es. abuso sessuale, problemi relazionali con i genitori). Altri, specialmente per la bulimia nervosa, sono specifici ed unici per i disturbi dell’alimentazione (es. obesità nell’infanzia, obesità nei genitori, alcolismo nei genitori, ed altri fattori sociali che sensibilizzano l’individuo nei confronti del suo peso e forme corporee ed incoraggiano la dieta e la ricerca della magrezza).

Altri fattori di rischio, infine, includono peculiari tratti di personalità (es. bassa autostima o  perfezionismo).

La tabella riporta un elenco dei potenziali fattori di rischio dei disturbi dell’alimentazione studiati negli ultimi anni dalla ricerca.

Principali fattori di rischio dei disturbi dell’alimentazione evidenziati dalla ricerca Adattata da Faiburrn CG e Harrison PJ, (2003). Lancet. Eating Disorders. 361, 407-416
Fattori di rischio generaliSesso femminile

Adolescenza e prima età adulta

Vivere in una società occidentale

Fattori di rischio specifici-individuali

Storia familiare

– Disturbi dell’alimentazione

– Depressione

– Alcolismo (bulimia nervosa)

– Obesità (bulimia nervosa)

Esperienze premorbose

– Problemi con i genitori (specialmente basso contatto, alte aspettative, dispute genitoriali)

– Abusi sessuali

– Diete tra i familiari

– Commenti negativi sull’alimentazione, il peso e le forme corporee da familiari o altri

– Lavori o attività ricreative che incoraggiano la magrezza

– Esposizione ad immagini di persone magre nei media

Caratteristiche premorbose

– Bassa auto-stima

– Perfezionismo (anoressia nervosa e in misura minore bulimia nervosa)

– Interiorizzazione dell’ideale di magrezza

– Ansia e disturbi d’ansia

– Obesità (bulimia nervosa)

 

I FATTORI PRECIPITANTI

I fattori precipitanti sono situazioni che si verificano nell’anno che precede l’esordio del disturbo dell’alimentazione e che agiscono attivando lo schema di autovalutazione disfunzionale, gradualmente formatosi per il concorso combinato dei fattori di rischio.

I FATTORI DI MANTENIMENTO STANDARD

Una volta iniziato il disturbo si instaurano una serie di fattori che creano dei circoli viziosi  di mantenimento. I principali fattori di mantenimento sono elencati nella tabella:

 

Fattori di mantenimento standard e aggiuntivi dei disturbi dell’alimentazione
 

Fattori di mantenimento standard

  • Schema di autovalutazione disfunzionale
  • Preoccupazioni e pensieri sull’alimentazione, peso e forme corporei
  • Rinforzi positivi e negativi
  • Dieta ferrea
  • Comportamenti di controllo dell’alimentazione (“food checking”)
  • Eccessiva attività fisica
  • Basso peso e sindrome da digiuno
  • Abbuffate
  • Vomito autoindotto
  • Uso inappropriato di lassativi
  • Uso inappropriato di diuretici
  • Altri comportamenti di compenso
  • Comportamenti di controllo del corpo (“body checking”)
  • Evitamenti di esposizione del corpo
  • Sensazione di essere grassi

Fattori di mantenimento aggiuntivi

  • Perfezionismo clinico
  • Bassa autostima nucleare
  • Intolleranza alle emozioni
  • Problemi interpersonali

In particolare si sviluppano dei sintomi conseguenti al digiuno/denutrizione che a loro volta mantengono il disturbo:

 

Effetti del digiuno
1) Atteggiamenti e comportamenti nei confronti del cibo

  • preoccupazioni per il cibo
  • collezione per il cibo, ricette, libri di cucina, menù
  • inusuali abitudini alimentari
  • incremento del consumo di caffè, tè e spezie
  • occasionale introito esagerato e incontrollato di cibo

2)  Modificazioni emotive e sociali

  • depressione
  • ansia
  • irritabilità e rabbia
  • labilità
  • episodi psicotici
  • cambiamenti di personalità confermatati dai test psicologici
  • isolamento sociale
3)  Modificazioni cognitive

  • diminuita capacità di concentrazione
  • diminuita capacità di pensiero astratto
  • apatia

4)  Modificazioni fisiche

  • disturbi del sonno
  • debolezza
  • disturbi gastrointestinali
  • ipersensibilità al rumore e alla luce
  • edema
  • ipotermia
  • parestesia
  • diminuzione del metabolismo basale
  • diminuzione dell’interesse sessuale

Keys, A., et all., “The biology off human starvation”, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1950

La figura che segue mostra graficamente la natura multideterminata e autoperpetuante dei Disturbi dell’Alimentazione.

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RiabNut

1 anno 1 mese fa

Come tenere i figli adolescenti lontani da obesità, anoressia e bulimia? Seguendo i cinque consigli forniti dall’American Academy of Pediatrics.

1) Non incoraggiare le diete drastiche perché sono all’origine dei disturbi alimentari. Secondo le ultime stime dell’AAP, infatti, i ragazzi che seguono regimi alimentari restrittivi sono 18 volte più esposti ai rischi, rispetto a chi non li segue, di incappare nell’anoressia.

2) Cercare di pranzare e cenare sempre insieme ai figli. In questo modo, li si abitua a comportamenti alimentari corretti. Che prevedono, tra le altre cose, l’assunzione regolare di porzioni di frutta e verdura.

3) Non insistere con i consigli sul peso perché vengono percepiti negativamente dai ragazzi. Spingendoli a mangiare male per l’ansia, la vergogna o per dispetto.

4) Non scherzare, né offendere sui chili di troppo o sull’eccessiva magrezza. Ed evitare che anche amici e conoscenti lo facciano. Perché, come dimostrato dall’AAP, causa una ferita che spinge all’assunzione di comportamenti alimentari sbagliati anche in età adulta.

5) Promuovere tra i figli l’importanza dello sport e della sana alimentazione senza mettere loro pressioni. È stato dimostrato che in questo modo i teenager sono meno ansiosi, hanno una percezione meno distorta del loro corpo e ne sono più soddisfatti rispetto ai figli di chi insiste con dieta e privazioni.