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Cure ambulatoriali

Il nostro modello teorico               

 Il nostro modello si rifà ad una teoria cognitiva e comportamentale elaborata dal prof. Garner e dalla prof.ssa Bemis-Vitousek nei primi anni ottanta in seguito a ricerche effettuate su pazienti anoressiche. Tale teoria è comunque applicabile anche a pazienti affette da bulimia nervosa. Questo modello postula che il disturbo dell’alimentazione si origina da un’interazione multipla e complessa di fattori predisponenti individuali, familiari e culturali. Il disturbo, una volta attivato, è mantenuto da alcune idee sopravvalutate riguardo il significato personale attribuito al peso e alle forme corporee, che interagisce con un insieme di caratteristiche stabili, individuali e familiari, come ad esempio il perfezionismo, la regolazione affettiva, l’ascetismo e le paure legate alla maturità psicobiologica. Ognuno di questi tratti o sistemi di significato è regolato, espresso e mantenuto da rinforzi positivi e/o negativi che sono abitualmente associati alla dieta e alla perdita di peso, e mantenuto in buona parte dagli effetti della denutrizione (vedi sopra). Il modello elaborato da Garner e Bemis, recentemente perfezionato da Garner e Dalle Grave (1999), è una teoria sostenuta da studi  di ricerca di base sui processi di pensiero e da ricerche che hanno utilizzato i metodi derivati dalla scienza cognitiva.

La Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) derivata da questo modello, che è stata adattata per essere usata in diversi setting terapeutici (ambulatoriale, terapia della famiglia, day hospital, ricovero) è fortemente raccomandata per la cura dell’anoressia nervosa e della bulimia nervosa, basandosi sui dati ricavati dall’esperienza clinica, da alcuni studi sui casi e da ricerche che hanno fornito risultati preliminari positivi. Nel caso della bulimia nervosa l’efficacia della CBT è stata dimostrata da più di 20 ricerche controllate; questi studi hanno trovato che la CBT è più efficace od egualmente efficace rispetto a tutte le altre forme di terapie con cui è stata confrontata.

I due binari del trattamento

Il nostro programma segue due binari: il primo affronta i problemi riguardanti l’alimentazione, le abbuffate, i mezzi di compenso e il peso corporeo, mentre il secondo affronta i temi psicologici come il concetto di sé, l’autostima, il perfezionismo, le relazioni interpersonali e le problematiche familiari.

All’inizio vi è maggior enfasi sul primo binario poi, con il miglioramento dell’alimentazione, il focus si sposta maggiormente sul secondo. Il motivo di ciò, come numerosi studi hanno evidenziato, è che la denutrizione rende impossibile un normale funzionamento psicologico per cui è necessario aver migliorato l’aspetto alimentare per poter affrontare con successo le problematiche psicologiche.

Affrontare il cambiamento come fosse un esperimento

Il trattamento può essere considerato una specie di esperimento per valutare se la cura è in grado di fornire soluzioni più efficaci e soddisfacenti rispetto a quelle ottenute con il disturbo alimentare (vedi sopra, i vantaggi dei disturbo). Se la paziente non sarà soddisfatta di quanto raggiunto potrà sempre utilizzare nuovamente la dieta e gli altri mezzi di controllo del peso per far fronte ai pro­blemi.

La motivazione

La motivazione al cambiamento passa attraverso fasi successive:      

1.Precontemplazione (nessuna intenzione di cambiare);

2. Contemplazione (consapevolezza del problema ma nessuna intenzione di cambiare);

3. Preparazione (intenzione di fare qualcosa ma non aver  iniziato nessuna terapia nell’anno precedente);

4. Azione (lavoro attivo per ­superare il problema);

5. Mantenimento.

Molte pazienti si trovano in fase di precontemplazione o contemplazione, altre in preparazione ma la presenta­zione degli obiettivi della terapia le può riportare in contemplazione. Poche si trovano in azione e sono comunque molto vulnerabili ad un decadimento della motivazione non appena il peso corporeo inizia ad aumentare.  Avere un adeguato livello di motivazione ed essere disponibili ad impegnarsi in ogni fase del processo terapeutico sono con­dizioni essenziali per effettuare il programma.

Nei primi incontri con il terapeuta ampio spazio è dedi­cato al problema della motivazione ed il programma non è iniziato fino a che il paziente non concorda di provare a fare l’esperimento della terapia.

Le fasi del cambiamento

secondo il modello di Prochaska e Di Clemente

L’équipe

Il nostro programma prevede la multidisciplinarità, in altre parole la collaborazione di più figure professionali che cercano di affrontare i molteplici aspetti del problema collaborando e integrandosi fra loro, aderendo tutti, però, al medesimo modello teorico di trattamento.

Il nostro gruppo è composto da:

  • medici
  • dietisti
  • psicologi psicoterapeuti

Attorno al nucleo di figure professionali più strettamen­te coinvolte nel programma riabilitativo ne ruotano altre con le quali il paziente potrà venire a contatto (centraliniste, segretarie, ecc.).

La struttura generale del trattamento

Il programma è diviso in moduli ognuno dei quali ha la durata di tre mesi con incontri settimanali.  Dopo ogni modulo viene effettuata una valutazione diagnostica per ­analizzare i progressi ottenuti e per implementare even­tuali terapie più intensive.

Nella bulimia nervosa generalmente sono effettuati due moduli, talora tre; nell’anoressia nervosa sono spesso necessari quattro o più moduli di cura.

Colloqui iniziali: il trattamento ambulatoriale prevede una prima visita con il medico responsabile del programma per la valutazione diagnostica e la spiegazione del pro­gramma a cui possono seguire ulteriori incontri per esami­nare la motivazione al cambiamento.

Intervento medico: il medico all’inizio effettua la valuta­zione diagnostica con la visita medica e la prescrizione degli esami bioumorali e strumentali. Successivamente vede periodicamente la paziente se le sue condizioni clini­che lo richiedono.  La valutazione diagnostica include:

  • Esame medico
  • Valutazione dei parametri bioumorali che possono essere alterati nei pazienti con Disturbi dell’Alimentazione
  • Esami strumentali come l’elettrocardiogramma; nel­l’anoressia nervosa la densitometria ossea e l’ecocardio­gramma; nelle pazienti che si autoinducono il vomito l’esofagogastroduodenoscopia
  • Valutazione psicologica: alla prima seduta e alla fine di ogni modulo (ogni tre mesi) viene chiesto alle pazienti di compilare tre test psicologici:

Eating Disorder Inventory (EDI): è un questionario che valuta i tratti psicologici ritenuti rilevanti per comprende­re e trattare i Disturbi dell’Alimentazione.

Eating Disorder Examination Questionnaire (EDE Q): è un questionario che valuta la psicopatologia specifica del disturbo (restrizione, preoccupazione per il peso, per le forme corporee e per l’alimentazione).

Symptom Check List a 90 item (SCL 90): è un questionario che fornisce indicazioni sulla sintomatologia psichiatrica eventualmente associata.

Dopo tre mesi di terapia, cioè alla fine di un modulo, il medico responsabile del programma, effettua un’altra visi­ta per un controllo generale e una valutazione dei pro­gressi e dei problemi presenti.

Intervento dietetico: l’intervento è condotto da una dieti­sta con incontri settimanali della durata di 30 minuti cia­scuno.  Gli obiettivi di questi incontro sono:

  • implementare auto-monitoraggio dell’alimentazione e del peso
  • controllare il peso
  • educare la paziente sui Disturbi dell’Alimentazione e sui metodi per combatterli
  • addestrare la paziente alla pianificazione dei pasti
  • aiutare la paziente a gestire le abbuffate e i mezzi di compenso
  • mantenere e rivitalizzare la motivazione

Intervento psicologico individuale: sono previste sedute settimanali con una psicologa della durata di 45 minuti ciascuna.

L’intervento si pone vari obiettivi:

  • mantenere e rivitalizzare la motivazione al cambiamento
  • esplorare i diversi significati che sono attribuiti alla perdita di peso e al controllo dell’alimentazione
  • analizzare i veri fattori che possono aver contribuito allo sviluppo e al mantenimento del disturbo dell’alimen­tazione
  • ridurre la preoccupazione per il peso e le forme corporee
  • migliorare lo scarso concetto di sé, l’autocontrollo, il perfezionismo, le relazioni familiari e interpersonali problematiche nonché quelle che impediscono di abbandonare i sintomi del disturbo dell’alimentazione.

Intervento sulla famiglia: fin dalle prime fasi dei tratta­mento è previsto un intervento sulla famiglia che prevede:

I. Terapia familiare: sono previsti alcuni incontra con l’intera famiglia per analizzare le relazioni familiari e favorire una migliore comunicazione tra i membri della famiglia

2. Gruppi dei genitori: sono previsti 5 incontri che hanno i seguenti scopi:

  • fornire informazioni sul disturbo
  • focalizzare l’attenzione sulla coppia genitoriale e non solo sulla figlia per favorire il processo di guarigione
  • favorire lo sviluppo di un supporto reciproco tra i componenti del gruppo
  • acquisire abilità di supporto nei confronti della figlia, migliorando la comunicazione, l’espressione delle emozioni, la capacità di risoluzione dei problemi, la gestione delle crisi, la gestione e l’espressione della propria emotività e la comprensione dei propri comportamenti ed emozioni

Interventi educativi:

I. Auto-aiuto: il nostro programma associa all’intervento terapeutico il manuale di auto-aiuto Alle mie pazienti dicoinformazione e auto-aiuto per superare i disturbi alimentari (Positive Press, Verona 1998). il manuale nella prima parte fornisce informazioni dettagliate sui Disturbi dell’Alimentazione e sulle terapie applicate; nella seconda parte riporta un programma di auto-aiuto per affrontare questi disturbi.

II. Gruppi educativi: l’associazione AIDAP organizza gratuitamente cicli di incontri che, oltre ad avere una funzione educativa e informativa, si avvalgono di tecniche finalizzate a indurre dei cambiamenti.

STRUTTURA DEL TRATTAMENTO

– Colloqui iniziali

– Intervento medico

– Intervento dietetico

– Intervento psicologico individuale

– Intervento sulla famiglia

– Intervento educativo

Per la bulimia nervosa sono previsti minimo due moduli, nell’anoressia nervosa sono necessari quattro o più moduli di cura.

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RiabNut

1 anno 6 giorni fa

Come tenere i figli adolescenti lontani da obesità, anoressia e bulimia? Seguendo i cinque consigli forniti dall’American Academy of Pediatrics.

1) Non incoraggiare le diete drastiche perché sono all’origine dei disturbi alimentari. Secondo le ultime stime dell’AAP, infatti, i ragazzi che seguono regimi alimentari restrittivi sono 18 volte più esposti ai rischi, rispetto a chi non li segue, di incappare nell’anoressia.

2) Cercare di pranzare e cenare sempre insieme ai figli. In questo modo, li si abitua a comportamenti alimentari corretti. Che prevedono, tra le altre cose, l’assunzione regolare di porzioni di frutta e verdura.

3) Non insistere con i consigli sul peso perché vengono percepiti negativamente dai ragazzi. Spingendoli a mangiare male per l’ansia, la vergogna o per dispetto.

4) Non scherzare, né offendere sui chili di troppo o sull’eccessiva magrezza. Ed evitare che anche amici e conoscenti lo facciano. Perché, come dimostrato dall’AAP, causa una ferita che spinge all’assunzione di comportamenti alimentari sbagliati anche in età adulta.

5) Promuovere tra i figli l’importanza dello sport e della sana alimentazione senza mettere loro pressioni. È stato dimostrato che in questo modo i teenager sono meno ansiosi, hanno una percezione meno distorta del loro corpo e ne sono più soddisfatti rispetto ai figli di chi insiste con dieta e privazioni.